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Come aprire attività di somministrazione a Roma: requisiti, costi e procedura aggiornata

Aprire un bar, un ristorante, una tavola calda, una pizzeria o un pub nella Capitale non è impossibile, ma a Roma non basta trovare il locale e presentare due moduli. La regola vera è questa: prima si verifica se il locale è apribile, poi si costruisce la pratica. Fare il contrario è il modo più veloce per perdere tempo e soldi.

Oggi, per come aprire attività di somministrazione a Roma, il punto di partenza non è più la vecchia “licenza” intesa in senso tradizionale. Operativamente Roma Capitale prevede la SCIA telematica tramite portale istituzionale o SUAP, con efficacia dalla data di protocollo; sul piano regolamentare restano però centrali il Regolamento comunale n. 35/2010, la disciplina regionale del Testo Unico del Commercio del Lazio e, nelle aree sensibili, le regole specifiche della Città Storica.

Esiste ancora la licenza per aprire un ristorante o un bar a Roma?

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Come aprire attività di somministrazione a Roma: costi, requisiti, tempi e procedura

In pratica, no: non si parla più della vecchia licenza come la ricordano molti operatori. Per l’avvio ordinario dell’attività di somministrazione, Roma Capitale indica la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), da presentare solo online tramite il portale di Roma Capitale o il SUAP. E c’è un dettaglio che conta: l’attività, sul piano amministrativo, può iniziare dalla data di protocollo della SCIA risultante dalla ricevuta rilasciata dal sistema.

Detto questo, sarebbe sbagliato dire che basta inviare una SCIA e aprire comunque. A Roma la somministrazione resta incardinata in un sistema locale di requisiti strutturali, criteri di qualità, zonizzazione e ambiti di tutela. Quindi il titolo pratico è la SCIA per aprire un ristorante a Roma, ma la fattibilità vera dipende dal rispetto del quadro regolamentare comunale e regionale.

Qual è la normativa da guardare davvero

Se vuoi capire davvero come aprire attività di somministrazione a Roma, le norme da tenere sul tavolo sono queste:

  • Legge Regionale Lazio n. 22/2019 (Testo Unico del Commercio), che disciplina la somministrazione e rimanda ai criteri comunali;

  • Regolamento comunale n. 35/2010, ancora richiamato da Roma Capitale come disciplina di riferimento per l’esercizio della somministrazione;

  • Regolamento della Città Storica n. 109/2023, fondamentale se il locale ricade nelle aree tutelate;

  • eventuale disciplina separata per occupazione di suolo pubblico, oggi regolata anche dal nuovo regolamento OSP dedicato alle attività di somministrazione.

Tradotto in termini pratici: non devi chiederti solo “che attività voglio aprire?”, ma soprattutto “dove la voglio aprire e con quali caratteristiche del locale?”. A Roma il “dove” cambia tutto.

SCIA, punteggi e zone: come funziona davvero a Roma

Il Regolamento n. 35/2010 divide il territorio di Roma in Zona A, Zona B e Zona C. A ciascuna zona corrisponde un punteggio minimo da raggiungere, oltre ai requisiti strutturali obbligatori. La somma massima dei criteri di qualità è 200 punti.

ZonaArea di riferimentoPunteggio minimo per nuove apertureNota pratica
Zona APer lo più coincidente con la Città Storica170 puntiPer locali fino a 250 mq il regolamento richiede 185 punti
Zona BPer lo più coincidente con la Città Consolidata155 puntiRegime meno rigido della Zona A
Zona CPer lo più coincidente con Città da Ristrutturare e della Trasformazione120 puntiÈ la soglia più accessibile

Fonte regolamentare comunale: zonizzazione e soglie del Regolamento n. 35/2010.

Questo è uno dei punti che spesso vengono raccontati male online. Non basta dire “servono 170 punti in centro”. In Zona A il regolamento prevede 170 punti e, per i locali con superficie totale pari o inferiore a 250 mq, 185 punti. È una differenza pesante, perché molti piccoli locali del centro storico rientrano proprio in questa fascia.

In più, se il locale si affaccia su vie o piazze di confine tra zone diverse, il regolamento applica il punteggio più alto. Anche questo, in fase di verifica preliminare, può cambiare completamente l’esito della pratica.

Requisiti personali: chi può aprire

Per aprire un’attività di somministrazione a Roma non basta avere una società o una partita IVA. Servono requisiti morali e requisiti professionali.

La Legge Regionale Lazio n. 22/2019 richiama espressamente l’art. 71 del d.lgs. 59/2010: per le attività di somministrazione destinate all’alimentazione umana sono necessari i requisiti professionali previsti dai commi 6 e 6-bis dello stesso articolo.

In concreto, il requisito professionale si possiede se ricorre almeno una di queste condizioni:

  • hai frequentato con esito positivo un corso riconosciuto per commercio, preparazione o somministrazione di alimenti;

  • hai maturato almeno due anni di esperienza, anche non continuativi, negli ultimi cinque, nel settore alimentare o della somministrazione, come titolare, dipendente qualificato, socio lavoratore o coadiutore familiare iscritto INPS;

  • possiedi un diploma o una laurea con materie attinenti al commercio o alla preparazione/somministrazione degli alimenti.

Se l’imprenditore non possiede personalmente il requisito professionale, può nominare un preposto in possesso dei requisiti. Roma Capitale lo dice in modo chiaro nella propria scheda servizio.

Quindi, detta semplice: l’ex REC come formula storica non è più il punto della questione. Quello che conta oggi è avere uno dei requisiti professionali previsti dall’art. 71 oppure un preposto valido.

Requisiti del locale: il punto in cui saltano più pratiche

La parte più delicata, nella realtà, è il locale. Il Regolamento comunale n. 35/2010 fissa alcuni requisiti strutturali minimi e poi assegna punteggi a una serie di criteri di qualità. Se il locale parte male, il progetto si complica subito.

Tra i requisiti strutturali minimi, il regolamento richiede in particolare:

  • assenza di barriere architettoniche e facilitazione di accesso ai disabili;

  • raccolta differenziata interna, con prescrizioni aggiuntive per locali oltre 250 mq;

  • locale per manipolazione alimenti non inferiore a 16 mq per esercizi con cucina;

  • locale per manipolazione alimenti non inferiore a 8 mq per esercizi senza cucina, salvo il caso in cui non vi sia alcuna manipolazione.

Questi non sono dettagli secondari. Se stai valutando un piccolo negozio trasformabile in bar o food, la dimensione del locale tecnico destinato alla manipolazione può fare la differenza tra un progetto fattibile e uno da scartare.

I criteri di qualità che fanno punteggio

Roma assegna fino a 200 punti complessivi. Alcuni criteri pesano poco; altri sono decisivi. I principali sono questi:

  • attestato di specializzazione professionale: 10 punti;

  • attestato di formazione sicurezza/prevenzione: 10 punti;

  • bagni separati per i due sessi: 20 punti;

  • pulizia costante dei bagni e fasciatoio: 10 punti;

  • area giochi per bambini: 5 punti;

  • posti a sedere proporzionati alla superficie: 10 punti;

  • insonorizzazione certificata: 40 punti;

  • climatizzazione: 10 punti;

  • sistemi di risparmio idrico: 15 punti;

  • sistemi di risparmio energetico: 15 punti;

  • parcheggio privato entro 300 metri lineari: 30 punti;

  • assenza di videogiochi/apparecchi automatici: 10 punti;

  • indicazione ingredienti e provenienza: 5 punti;

  • menu in più lingue e pagamento elettronico: 5 punti;

  • vigilanza esterna: 5 punti.

Il dato che va capito bene è questo: i punteggi alti stanno soprattutto su insonorizzazione, parcheggio, bagni separati, efficienza idrica/energetica. In centro storico, dove la soglia è più alta, spesso il problema non è presentare la pratica, ma raggiungere davvero il punteggio senza forzare requisiti che poi non reggono ai controlli.

Quanto costa aprire un’attività di somministrazione a Roma

Qui conviene essere molto chiari. Il costo “licenza” in senso tradizionale è una formula sbagliata. Esiste invece un costo amministrativo della pratica, a cui si sommano tutti i costi tecnici e di adeguamento.

Per l’apertura di attività di somministrazione fuori dagli ambiti di tutela, la carta dei servizi SUAP di Roma Capitale riporta € 406,00 di rimborso spese istruttoria. Per l’attività mediante distributori automatici in locali esclusivamente destinati a tale uso, il costo riportato è € 580,00. Anche per altre SCIA collegate alla somministrazione, Roma Capitale riporta in più casi la tariffa di € 406,00.

Ma i 406 euro non sono il vero budget di apertura. Il costo reale dipende soprattutto da:

Quindi la risposta onesta alla domanda “quanto costa aprire?” è questa: la pratica SUAP costa poco rispetto al resto. La voce che sposta davvero il budget è quasi sempre il locale. Un geometra per la pratica commerciale di apertura somministrazione a Roma può chiedere un onorario di circa € 2.500,00.

La procedura pratica, passo dopo passo

1) Verifica urbanistica e localizzativa del locale

Prima di firmare contratto o proposta impegnativa, devi verificare:

  • dove ricade il locale: Zona A, B o C;

  • se è interno a un ambito di tutela;

  • se il locale rientra nella disciplina della Città Storica;

  • se l’uso urbanistico e la configurazione del locale sono coerenti con la somministrazione, o serve adeguamento presentando una CILA a Roma.

Questo passaggio viene spesso saltato. Ed è l’errore più costoso.

2) Verifica dei requisiti soggettivi

Controlla subito chi sarà il soggetto che apre: titolare, società, legale rappresentante, eventuale preposto. Se il requisito professionale non c’è, va risolto prima della pratica, non dopo.

3) Verifica tecnica dei requisiti strutturali e del punteggio

Qui si fa il lavoro vero: si controllano superfici, bagno, accessibilità, cucina o area di manipolazione, insonorizzazione, climatizzazione, posti a sedere, eventuale parcheggio e tutto ciò che serve per arrivare alla soglia minima prevista nella zona.

4) Predisposizione della documentazione

Roma Capitale richiede la presentazione telematica della SCIA tramite il portale SUAP e rinvia alla Guida alla compilazione online e alla Consultazione modulistica per la documentazione da allegare. La pratica, nella prassi, va costruita in modo coerente con dichiarazioni, planimetrie, titoli e asseverazioni del caso concreto.

5) Invio telematico della SCIA

La SCIA commerciale si presenta esclusivamente online. Roma Capitale precisa che l’attività può essere iniziata dalla data di protocollo risultante dalla ricevuta del sistema informatico.

6) Attenzione alle pratiche separate

Se vuoi usare tavoli, sedie o dehors su area pubblica, non basta la SCIA della somministrazione. L’occupazione di suolo pubblico ha una sua disciplina autonoma; Roma Capitale ha anche un regolamento specifico 2025 per le occupazioni delle attività di somministrazione.

Come aprire attività di somministrazione a Roma in centro storico o in zona tutelata

Qui bisogna essere netti: il centro storico non si affronta con leggerezza.

Il Regolamento n. 35/2010 individua specifici ambiti territoriali con particolare concentrazione commerciale e pressione antropica: Centro Storico, Monti, Trastevere, Testaccio, Celio, San Lorenzo e Borgo. In questi ambiti non è consentito il rilascio di autorizzazioni per nuove attività di somministrazione, né il trasferimento di attività provenienti dall’esterno dell’ambito; per gli esercizi già presenti sono ammessi solo trasferimenti interni allo stesso ambito, con ulteriori limitazioni su specifiche vie e piazze.

Inoltre, per la Città Storica, il regolamento 109/2023 protegge determinate attività commerciali e artigianali. Nei locali tutelati, se cessa l’attività protetta, non è in generale consentita l’attivazione di esercizi di somministrazione, salvo i casi di trasferimento di sede richiamati dallo stesso sistema normativo comunale. Lo stesso regolamento ammette la somministrazione congiunta, in casi specifici, a librerie e gallerie d’arte secondo precise condizioni.

Tradotto: se il tuo obiettivo è aprire in pieno centro, vicino ai poli turistici più forti, la verifica normativa del singolo civico viene prima di tutto. Non si decide dalla vetrina. Si decide dalla disciplina applicabile a quel locale.

Chi è competente: Municipio o Dipartimento?

Per la generalità delle pratiche di somministrazione si passa dal SUAP. Roma Capitale segnala però una precisazione importante: il Dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive è competente esclusivamente per le attività di somministrazione inserite nei centri commerciali. Questo dettaglio serve per evitare pratiche indirizzate all’ufficio sbagliato.

Gli errori più comuni da evitare

Il primo errore è pensare che la domanda sia “quanto costa la licenza?”. La domanda giusta è: il locale ha davvero i presupposti per essere aperto come somministrazione a Roma?

Il secondo errore è sottovalutare la zonizzazione. Un locale in Zona A non si affronta come un locale in Zona C. E un locale in un ambito tutelato non si affronta come uno “fuori ambiti”.

Il terzo errore è considerare il punteggio come una formalità. Non lo è. Se ti mancano 20 o 30 punti, non li inventi alla fine. Devi capire prima se li puoi ottenere davvero e in modo documentabile.

Il quarto errore è confondere l’avvio dell’attività con le pratiche accessorie. La SCIA della somministrazione non sostituisce, quando servono, i titoli e gli adempimenti collegati a suolo pubblico, insegne, eventuali opere e ulteriori verifiche specialistiche.

FAQ: Come aprire attività di somministrazione a Roma

Serve ancora la licenza per aprire un bar o un ristorante a Roma?

No, nella pratica amministrativa ordinaria l’avvio avviene mediante SCIA telematica presentata tramite SUAP o portale di Roma Capitale. Però la SCIA non elimina il rispetto del regolamento comunale, della zonizzazione e dei punteggi richiesti.

Quanto costa la pratica per aprire un’attività di somministrazione a Roma?

Per l’apertura fuori dagli ambiti di tutela, la carta dei servizi SUAP di Roma Capitale riporta € 406,00 di rimborso spese istruttoria. Ma il costo vero dell’operazione dipende soprattutto da locale, adeguamenti, impianti, acustica, arredi e pratiche collegate.

Posso iniziare a lavorare subito dopo l’invio della SCIA?

Sì. Roma Capitale specifica che l’attività può essere iniziata dalla data di protocollo risultante dalla ricevuta del sistema informatico.

Quali requisiti professionali servono?

Serve uno dei requisiti professionali previsti dall’art. 71 del d.lgs. 59/2010: corso riconosciuto, esperienza biennale qualificata nel settore negli ultimi cinque anni, oppure titolo di studio idoneo. Se il titolare non li possiede, può nominare un preposto.

In centro storico si può ancora aprire?

Dipende dal punto esatto. In diversi ambiti di tutela il regolamento comunale non consente nuove aperture di somministrazione e limita anche i trasferimenti. Inoltre, nella Città Storica esistono locali e attività soggetti a disciplina di tutela specifica. Quindi la risposta corretta non è “sì” o “no” in astratto: è dipende dal civico e dal regime urbanistico-commerciale applicabile a quel locale.

Conclusione

Se vuoi sapere davvero come aprire attività di somministrazione a Roma, la sintesi è questa: prima si studia il locale, poi si imposta la pratica. La parte amministrativa oggi passa dalla SCIA telematica, ma la riuscita dell’operazione dipende da tre fattori concreti: zona, punteggio, vincoli del locale.

La vecchia idea della “licenza” da ottenere e basta, a Roma, porta fuori strada. Quello che conta è verificare in anticipo se l’immobile è compatibile con la somministrazione, se raggiunge i requisiti richiesti e se non ricade in ambiti dove le nuove aperture sono limitate o bloccate. Se salti questa verifica, il rischio non è solo un ritardo: è impostare un progetto che non può partire.

Scritto da: Luigi Cireddu

Geometra a Roma · Iscritto al Collegio dei Geometri di Roma n. 10447

Mi occupo di pratiche edilizie, catasto, urbanistica e sicurezza nei cantieri. Condivido guide operative e soluzioni pratiche per aiutare privati e professionisti a gestire le pratiche in modo chiaro e senza perdite di tempo.

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