Come si compila il bonifico parlante per Bonus Casa, Ecobonus e Bonus Mobili
Se vuoi ottenere le detrazioni fiscali sui lavori in casa, la parte “più banale” è spesso quella che crea i guai peggiori: il pagamento. Basta un bonifico compilato male e ti ritrovi con la spesa che non entra in detrazione, oppure con richiesta di integrazioni e documenti extra.
Il bonifico parlante è il bonifico predisposto da banche e Poste per i pagamenti legati ai bonus edilizi: si chiama così perché “parla”, cioè contiene già i campi necessari per far emergere i dati richiesti al fisco e consentire alla banca di applicare la ritenuta al fornitore quando prevista. Per molte detrazioni casa è la modalità ordinaria richiesta.
In questa guida ti spiego come si compila il bonifico parlante passo per passo, cosa scrivere nella causale, come gestire più beneficiari, i casi di condominio e cosa fare se hai sbagliato.

Quando il bonifico parlante è obbligatorio e quando no
Bonus Casa e Ecobonus
Per ristrutturazioni edilizie e riqualificazione energetica la regola generale è che il pagamento avvenga con bonifico bancario o postale “dedicato” con i dati utili alle banche o a Poste per operare la ritenuta.
Bonus Mobili
Qui c’è un punto che molti sbagliano: per il Bonus Mobili il pagamento deve essere tracciabile, ma se paghi con bonifico non è necessario usare quello “soggetto a ritenuta” predisposto per le ristrutturazioni. In pratica puoi usare un bonifico ordinario oppure pagare con carta di debito o credito, rispettando le regole del bonus.
Detto in modo pratico:
se stai pagando lavori o prestazioni che rientrano nel Bonus Casa o Ecobonus, usa il bonifico parlante
se stai pagando mobili ed elettrodomestici per Bonus Mobili, non sei obbligato al bonifico parlante “da ristrutturazione”, ma il pagamento deve restare tracciabile
Quali dati devono risultare nel bonifico parlante
Per non avere problemi, nel bonifico devono risultare almeno:
Causale del versamento con riferimento alla detrazione e, nella pratica, al tipo di intervento
Codice fiscale del beneficiario della detrazione cioè chi porterà in detrazione la spesa
Partita IVA o codice fiscale del beneficiario del pagamento cioè impresa o professionista che incassa
Questi tre blocchi sono la spina dorsale del bonifico parlante. Se ne manca uno, rischi che la banca non applichi correttamente la ritenuta e che il bonus venga contestato.
La ritenuta sul bonifico parlante: cosa cambia per te
Quando usi il bonifico parlante per detrazioni edilizie, la banca o Poste applica una ritenuta a titolo di acconto sul beneficiario del pagamento.
Dal 1° marzo 2024 la ritenuta è stata portata dall’8% all’11% (modifica dell’art. 25 del D.L. 78/2010). Questo significa che il fornitore riceve l’importo al netto della ritenuta e lo vedrai spesso anche in fattura o in contabilità lavori.
È uno dei motivi per cui alcuni fornitori insistono su “bonifico giusto”: per loro cambia l’incasso immediato e la gestione fiscale.
Come si compila il bonifico parlante passo per passo
1) Prima di fare il bonifico: controlla fattura e intestazioni
Prima regola: non pagare “a caso”. Devi avere almeno:
fattura o documento equivalente intestato correttamente
importo da pagare e dati del fornitore
coerenza tra chi paga e chi detrae, oppure indicazioni per gestire più soggetti
Se devi ripartire la spesa tra più persone, è meglio saperlo prima: ti spiego più avanti come gestirlo senza perdere la detrazione.
2) Entra nel tuo home banking e scegli la funzione giusta
Molte banche hanno una voce tipo:
“Bonifico per detrazioni fiscali”
“Bonifico ristrutturazioni”
“Bonifico risparmio energetico”
Se la trovi, usala: ti propone già i campi corretti e riduci gli errori.
Se non esiste la funzione dedicata, puoi comunque fare un bonifico inserendo correttamente i dati in causale, ma devi essere più preciso.
3) Compila i campi anagrafici nel modo corretto
Beneficiario del pagamento
È l’impresa o il professionista che incassa:
ragione sociale o nome e cognome
IBAN
Partita IVA o codice fiscale
Beneficiario della detrazione
È chi porta la spesa in detrazione:
codice fiscale del contribuente
Se i beneficiari della detrazione sono più di uno, vanno indicati anche gli altri codici fiscali, secondo quanto consente la tua banca nello spazio causale. Se lo spazio è poco, conviene gestire con fattura integrata e ripartizione chiara, come indicato nei chiarimenti dell’Agenzia richiamati nelle prassi di settore.
4) Scrivi la causale: deve essere corta ma completa
Una causale efficace deve far capire:
che è un pagamento finalizzato a una detrazione
quale bonus si sta usando
a quale fattura si riferisce
chi detrae e chi incassa
Non serve un romanzo. Serve precisione.
Riferimenti normativi da usare in causale: i più comuni
Qui ti metto quelli che usi davvero nella pratica, collegati ai bonus citati nel tuo articolo:
Bonus Casa o Bonus Ristrutturazioni
Riferimento tipico: art. 16-bis DPR 917/1986
È la base richiamata anche nelle indicazioni operative sul bonifico dedicato. A seguito di pratiche edilizie CILA e SCIA.
Ecobonus
Riferimento tipico: legge 296/2006, commi 344-347
È uno dei riferimenti usati nelle prassi per le detrazioni legate al risparmio energetico e per cui il pagamento è assoggettato a ritenuta tramite bonifico “dedicato”.
Bonus Mobili
Riferimento tipico: art. 16, comma 2, DL 63/2013
Qui ricorda però la regola pratica: se paghi con bonifico, non sei obbligato a usare quello “soggetto a ritenuta” da ristrutturazione.
Esempi pronti di causale: copia e incolla
Le banche spesso hanno poco spazio: tieni la causale “compatta”.
Esempio 1: Bonus Casa / Ristrutturazioni
Bonifico detrazione art.16-bis DPR 917/86 – Fatt. 45 del 25/05/2026 – CF detraente RSSMTT… – P.IVA beneficiario 01234567890
Esempio 2: Ecobonus
Bonifico detrazione L.296/2006 c.344-347 – Fatt. 12 del 10/02/2026 – CF detraente RSSMTT… – P.IVA beneficiario 01234567890
Esempio 3: Bonus Mobili con bonifico ordinario tracciabile
Acquisto mobili/elettrodomestici Bonus Mobili – Fatt. 88 del 03/03/2026 – CF RSSMTT… – P.IVA 01234567890
Qui non stai usando il bonifico “con ritenuta” per ristrutturazioni, coerente con l’impostazione del bonus mobili.
Leggi la pratica ENEA obbligatoria a fine lavori per Ecobonus e Bonus Casa
Cosa scrivere in fattura per evitare contestazioni
La fattura deve essere chiara e riconducibile all’intervento. In modo pratico, chiedi che compaiano:
descrizione della prestazione o fornitura
indirizzo dell’immobile dove si eseguono i lavori, quando si tratta di lavori
riferimenti contrattuali o preventivo accettato, se presenti
se esiste titolo edilizio o comunicazione, puoi indicare gli estremi come buona prassi documentale
Non è un vezzo: in caso di controllo, la fattura è uno dei primi documenti che guardano insieme ai bonifici e alle ricevute. Inoltre, se devi “salvare” un errore formale, avere documenti coerenti aiuta.
Caso pratico: condominio e parti comuni
Se il pagamento riguarda parti comuni condominiali, la regola operativa tipica è:
inserire il codice fiscale del condominio
inserire il codice fiscale dell’amministratore quando è lui che effettua il pagamento
indicare i dati del fornitore come beneficiario
In parallelo, la ripartizione ai condomini avviene tramite certificazione dell’amministratore e documentazione condominiale.
Più beneficiari della detrazione: come gestire due comproprietari senza errori
Succede spesso: due comproprietari, una fattura e un bonifico intestati a uno solo, ma la spesa è sostenuta da entrambi.
La prassi richiamata nei chiarimenti dell’Agenzia ammette la detrazione anche all’altro soggetto se la documentazione viene integrata con:
nominativo e codice fiscale del secondo soggetto
percentuale di spesa sostenuta
Il punto pratico è che questa integrazione va fatta in modo chiaro e tempestivo nella documentazione di spesa, perché la ripartizione non è una cosa da cambiare a posteriori con leggerezza.
Soluzione semplice quando possibile:
fattura intestata a entrambi
bonifico con entrambi i codici fiscali in causale
Soluzione alternativa quando la banca non consente campi lunghi:
annotazione in fattura della ripartizione e conservazione della prova dei pagamenti
Pagamenti che NON richiedono bonifico parlante
Ci sono spese che, nella pratica dei bonus, spesso non passano dal bonifico parlante perché sono versamenti verso enti o tributi, ad esempio:
diritti di segreteria
imposte di bollo
In questi casi il punto è la tracciabilità e la conservazione della ricevuta, anche se il pagamento avviene con modalità diverse.
Se hai sbagliato bonifico parlante: cosa fare davvero
Qui bisogna essere diretti: l’errore più grave non è scrivere una parola sbagliata. È quando l’errore impedisce alla banca di applicare la ritenuta o rende irriconoscibile la natura del pagamento.
Le strade pratiche sono queste.
1) Se puoi: annulla e rifai il bonifico corretto
È la soluzione più pulita: ripetizione del pagamento con bonifico compilato correttamente.
2) Se non puoi ripetere il pagamento: dichiarazione sostitutiva del fornitore
Se non è possibile ripetere il pagamento e il problema è formale, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il beneficio può essere salvato a condizione che l’impresa rilasci una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestando che le somme sono state contabilizzate correttamente ai fini della determinazione del reddito d’impresa.
Questa impostazione deriva dai chiarimenti citati nella prassi, inclusa la circolare 43/E 2016 richiamata in modo esplicito.
3) Esempi di errori tipici
bonifico ordinario invece del bonifico parlante per ristrutturazioni o ecobonus (a cui serve anche la comunicazione ENEA)
codice fiscale del detraente errato o mancante
partita IVA del fornitore errata o mancante
causale talmente generica da non far applicare la ritenuta
Checklist finale: bonifico parlante compilato bene in 60 secondi
Prima di premere “invio”, verifica:
IBAN del fornitore corretto
partita IVA o codice fiscale del fornitore inserito
codice fiscale del detraente inserito
riferimento al bonus corretto
numero e data fattura indicati
importo uguale alla fattura o coerente con SAL e accordi
per ristrutturazioni ed ecobonus, stai usando il bonifico dedicato con ritenuta
per bonus mobili, pagamento tracciabile e consapevolezza che il bonifico “con ritenuta” non è obbligatorio
FAQ- Come si compila bonifico parlante
Come si compila il bonifico parlante per ristrutturazione?
Inserisci causale con riferimento al bonus, codice fiscale di chi detrae e partita IVA del fornitore. È importante che il bonifico sia quello “dedicato” che permette alla banca di applicare la ritenuta.
Cosa devo scrivere nella causale del bonifico parlante?
Scrivi il riferimento alla detrazione, numero e data fattura, codice fiscale del detraente e partita IVA o codice fiscale del beneficiario del pagamento.
Per il bonus mobili serve il bonifico parlante?
Se paghi con bonifico, non è necessario usare quello “soggetto a ritenuta” predisposto per ristrutturazioni. Puoi pagare con bonifico ordinario o con carta, purché il pagamento sia tracciabile.
Ho sbagliato bonifico parlante: perdo la detrazione?
Non sempre. Se puoi, ripeti il pagamento con bonifico corretto. Se non puoi, la detrazione ristrutturazione può essere salvata con dichiarazione sostitutiva dell’impresa che attesti la corretta contabilizzazione delle somme.
Qual è la ritenuta del bonifico parlante?
Dal 1° marzo 2024 la ritenuta è salita all’11%.
Conclusione
Se vuoi evitare problemi, la regola è semplice: per Bonus Casa ed Ecobonus usa il bonifico parlante dedicato e compila i tre dati chiave, per Bonus Mobili paga in modo tracciabile sapendo che non sei obbligato al bonifico “con ritenuta”.
Scritto da: Luigi Cireddu
Geometra a Roma · Iscritto al Collegio dei Geometri di Roma n. 10447
Mi occupo di pratiche edilizie, catasto, urbanistica e sicurezza nei cantieri. Condivido guide operative e soluzioni pratiche per aiutare privati e professionisti a gestire le pratiche in modo chiaro e senza perdite di tempo.