Sanatoria paesaggistica Salva Casa Roma: quando si può sanare un abuso in area vincolata
Hai un abuso edilizio in area vincolata a Roma? Con il Decreto Salva Casa non tutto si può sanare, ma alcune difformità oggi possono essere valutate con una procedura specifica. Il punto decisivo è capire se l’intervento rientra nell’art. 36-bis del DPR 380/2001 e se può ottenere il parere favorevole di compatibilità paesaggistica.
Questa è la risposta breve. Quella completa è più delicata.
A Roma molte case, appartamenti, ville, locali commerciali e immobili storici ricadono in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, archeologico, storico o ambientale. In queste situazioni, anche una difformità apparentemente “piccola” può diventare un problema serio: una veranda chiusa, una tettoia, una finestra spostata, una modifica di prospetto, una diversa distribuzione esterna, un ampliamento o una trasformazione realizzata senza la corretta autorizzazione.
Il Decreto Salva Casa, cioè il DL n. 69/2024, convertito nella Legge n. 105/2024, ha introdotto il nuovo art. 36-bis del DPR 380/2001, dedicato all’accertamento di conformità in caso di parziali difformità e variazioni essenziali. La Regione Lazio conferma che questa disciplina riguarda la possibilità di ottenere il permesso di costruire in sanatoria o presentare la SCIA in sanatoria quando l’intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica vigente al momento della domanda e alla disciplina edilizia vigente al momento della realizzazione.
Attenzione però: il Salva Casa non è un condono edilizio. Non consente di regolarizzare qualsiasi abuso. Non elimina il vincolo paesaggistico. Non sostituisce il parere della Soprintendenza. Offre, invece, un nuovo percorso tecnico-amministrativo per alcuni casi specifici.
Cos’è la sanatoria paesaggistica dopo il Salva Casa

La sanatoria paesaggistica è il procedimento con cui si valuta se un’opera realizzata senza autorizzazione paesaggistica, oppure in difformità da essa, possa essere considerata compatibile con il vincolo presente sull’area.
Nel sistema ordinario, il riferimento principale è il D.Lgs. 42/2004, cioè il Codice dei beni culturali e del paesaggio. La Regione Lazio ricorda che l’art. 146, comma 4, del Codice prevede il divieto di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria dopo la realizzazione degli interventi, salvo i casi specifici di accertamento di compatibilità previsti dalla normativa.
Con il Salva Casa, però, entra in gioco un ulteriore meccanismo: l’accertamento di compatibilità paesaggistica endoprocedimentale collegato all’art. 36-bis del DPR 380/2001. In parole semplici, quando una pratica edilizia in sanatoria rientra nell’art. 36-bis e l’immobile è in area vincolata, il Comune deve acquisire il parere vincolante dell’autorità competente alla gestione del vincolo.
La Regione Lazio distingue infatti due percorsi:
- l’accertamento di compatibilità paesaggistica ordinario, previsto dall’art. 167, comma 4, del D.Lgs. 42/2004;
- l’accertamento di compatibilità paesaggistica endoprocedimentale, previsto dall’art. 36-bis del DPR 380/2001 nell’ambito della sanatoria edilizia per parziali difformità o variazioni essenziali.
Questa distinzione è fondamentale. Molti proprietari parlano genericamente di “sanatoria paesaggistica”, ma non tutte le pratiche seguono lo stesso percorso.
Il Salva Casa permette sempre di sanare in area vincolata?
No. Questa è la prima cosa da chiarire.
Il Salva Casa non autorizza una sanatoria automatica per tutti gli abusi commessi in area vincolata. L’art. 36-bis riguarda casi precisi:
- opere realizzate in parziale difformità dal permesso di costruire;
- opere realizzate in variazione essenziale rispetto al permesso di costruire o alla SCIA alternativa;
- opere realizzate in assenza o difformità dalla SCIA nei casi previsti dall’art. 37 del DPR 380/2001.
Questo significa che prima di parlare di sanatoria bisogna classificare correttamente l’abuso.
Una cosa è una difformità interna o una modifica parziale rispetto a un titolo edilizio esistente. Altra cosa è un nuovo volume realizzato senza alcun titolo, magari in contrasto con gli strumenti urbanistici e con il vincolo paesaggistico. Nel secondo caso, il rischio di rigetto è molto più alto.
Per questo motivo, la domanda corretta non è:
“Con il Salva Casa posso sanare?”
La domanda corretta è:
“La mia difformità rientra davvero nell’art. 36-bis e può ottenere compatibilità urbanistica, edilizia e paesaggistica?”
Cosa cambia davvero con l’art. 36-bis
Il cambiamento più importante riguarda il rapporto tra sanatoria edilizia e vincolo paesaggistico.
Secondo la Regione Lazio, se l’intervento rientra nell’art. 36-bis e riguarda opere in area vincolata, il dirigente o responsabile dell’ufficio comunale deve richiedere all’autorità preposta alla gestione del vincolo un parere vincolante sulla compatibilità paesaggistica. La stessa pagina regionale indica il termine di 180 giorni per la pronuncia dell’autorità competente e il termine di 90 giorni per il parere vincolante della Soprintendenza.
Il Ministero della Cultura ha inoltre chiarito che l’art. 36-bis è applicabile e non contrasta con il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Il MiC ha ribadito anche che il parere della Soprintendenza resta vincolante e che il silenzio-assenso dopo il termine previsto dovrebbe restare un’ipotesi marginale e residuale.
Tradotto in modo pratico: la Soprintendenza non sparisce dalla procedura. Il suo parere continua ad avere un peso decisivo.
Immobili vincolati a Roma: perché serve più attenzione
Roma è una città complessa dal punto di vista urbanistico e paesaggistico. Non basta guardare la planimetria catastale. Non basta controllare una vecchia pratica edilizia. Non basta nemmeno verificare solo il regolamento edilizio.
Per un immobile a Roma bisogna controllare:
- titoli edilizi originari;
- eventuali condoni;
- licenze, concessioni, permessi di costruire, DIA, SCIA, CILA;
- agibilità;
- stato legittimo;
- planimetria catastale;
- vincoli paesaggistici;
- vincoli archeologici;
- vincoli monumentali;
- prescrizioni del Piano Territoriale Paesaggistico Regionale;
- eventuali pareri già rilasciati.
Il problema nasce spesso quando il proprietario scopre l’abuso solo al momento della vendita, della richiesta di mutuo, di una successione, di una ristrutturazione o di una pratica per bonus edilizi. In quel momento emerge che lo stato attuale non coincide con quello autorizzato.
E se l’immobile è in area vincolata, la questione non è più solo edilizia. Diventa anche paesaggistica.
Esempi pratici di abusi in area vincolata
Veranda abusiva in area vincolata
La veranda è uno dei casi più frequenti a Roma. Chiudere un balcone con infissi, pannelli o strutture stabili può generare superficie o volume. Se l’immobile è vincolato, bisogna valutare anche l’impatto sull’aspetto esterno dell’edificio e sul contesto paesaggistico.
Con il Salva Casa alcune situazioni possono essere esaminate, ma non significa che tutte le verande siano sanabili. La verifica deve riguardare titolo edilizio, epoca di realizzazione, dimensioni, prospetto, disciplina urbanistica e vincolo.
Tettoia o pergola stabile
Una tettoia fissata stabilmente non va confusa con un semplice elemento di arredo. Se ha struttura permanente, copertura durevole e modifica l’aspetto dell’edificio, può richiedere titolo edilizio e valutazione paesaggistica.
In area vincolata contano molto materiali, colori, dimensioni, visibilità dalla strada, rapporto con l’edificio e impatto sul paesaggio.
Finestra modificata o aperta senza titolo
Una finestra spostata, ampliata o aperta su un prospetto può sembrare un intervento minore. In realtà, se l’immobile è vincolato, la modifica del prospetto può richiedere una verifica paesaggistica. Anche una piccola variazione esterna può incidere sulla compatibilità dell’intervento.
Cambio di materiali o finiture
Sostituire materiali, rivestimenti, infissi, ringhiere o elementi esterni può avere rilevanza paesaggistica. Il caso è più semplice se la modifica riguarda solo i materiali, ma diventa più complesso se insieme ai materiali sono stati modificati sagoma, volume, prospetto o superficie.
Ampliamento o aumento di superficie
È il caso più delicato. Quando un intervento crea nuova superficie o nuovo volume in area vincolata, non si può improvvisare. L’art. 36-bis consente in alcuni casi la valutazione di compatibilità paesaggistica nell’ambito della sanatoria, ma resta indispensabile il parere dell’autorità competente.
Come funziona la procedura nel Lazio
Nel Lazio, la procedura non parte direttamente dalla Regione e non parte direttamente dalla Soprintendenza.
La Regione Lazio indica che l’istanza di accertamento di conformità deve essere presentata al SUE del Comune competente. Se serve il parere paesaggistico, è il SUE del Comune a trasmettere la richiesta alla Direzione regionale competente. Le istanze presentate direttamente dagli interessati alla Regione, oppure trasmesse senza il modello previsto, sono dichiarate improcedibili.
Per un immobile a Roma, quindi, il percorso corretto è questo:
- verifica preliminare dell’immobile;
- accesso agli atti;
- ricostruzione dello stato legittimo;
- verifica dei vincoli;
- classificazione della difformità;
- scelta della procedura edilizia corretta;
- presentazione al SUE;
- eventuale trasmissione alla Regione;
- acquisizione del parere della Soprintendenza;
- pagamento di oblazione e sanzioni, se dovute;
- rilascio o perfezionamento del titolo in sanatoria.
Questo passaggio è importante anche per evitare errori procedurali. Presentare la pratica all’ufficio sbagliato può far perdere tempo e produrre un esito di improcedibilità.
Quali documenti servono
La documentazione varia in base al caso, ma una pratica ben impostata dovrebbe prevedere almeno:
- documento del proprietario o avente titolo;
- delega al tecnico incaricato;
- titolo di proprietà;
- accesso agli atti edilizi;
- titoli edilizi precedenti;
- eventuali pratiche di condono;
- elaborati grafici assentiti;
- rilievo dello stato attuale;
- elaborato comparativo tra autorizzato e realizzato;
- relazione tecnica asseverata;
- documentazione fotografica;
- verifica dei vincoli;
- relazione paesaggistica, se necessaria;
- calcolo di superfici e volumi;
- dimostrazione dell’epoca di realizzazione;
- ricevute di pagamento dei diritti;
- eventuali verifiche strutturali o sismiche.
La Regione Lazio ha approvato modulistica e documentazione per le istanze di accertamento di compatibilità paesaggistica endoprocedimentale e specifica che la trasmissione deve avvenire tramite il SUE comunale.
Quanto costa una sanatoria paesaggistica a Roma?
Il costo di una sanatoria paesaggistica a Roma non può essere indicato con una cifra unica valida per tutti.
Dipende da:
- tipo di abuso;
- superficie o volume interessato;
- complessità dell’accesso agli atti;
- numero di pratiche edilizie da ricostruire;
- presenza di vincoli;
- necessità della relazione paesaggistica;
- sanzione edilizia;
- sanzione paesaggistica;
- diritti di segreteria;
- eventuali oneri;
- compenso del tecnico.
La Regione Lazio chiarisce che l’art. 36-bis prevede il pagamento di un’oblazione e, quando viene accertata la compatibilità paesaggistica, anche il pagamento di una sanzione paesaggistica. Questa sanzione è determinata con perizia di stima ed è pari al maggiore importo tra danno arrecato e profitto conseguito mediante la trasgressione. In caso di rigetto, può applicarsi la sanzione demolitoria prevista dall’art. 167 del D.Lgs. 42/2004.
Quindi il costo non va valutato solo come “quanto costa il tecnico”. Bisogna considerare l’intero procedimento e soprattutto il rischio di rigetto.
Cosa succede se il parere paesaggistico è negativo?
Se il parere è negativo, la sanatoria non può essere completata sotto il profilo paesaggistico. Questo può portare a conseguenze pesanti, compresa la rimessione in pristino.
In parole semplici: se l’opera viene giudicata non compatibile con il vincolo, il proprietario può trovarsi davanti a un ordine di rimozione o ripristino.
Ecco perché conviene fare una valutazione tecnica prima di presentare la pratica. Non tutte le situazioni meritano di essere portate subito in sanatoria. In alcuni casi serve prima ricostruire meglio la documentazione. In altri casi può essere opportuno valutare opere di adeguamento o riduzione dell’impatto. In altri ancora bisogna dire chiaramente al proprietario che il margine di sanatoria è basso.
Una pratica edilizia in area vincolata non deve essere “tentata”. Deve essere costruita con criterio.
Errori da evitare nella sanatoria paesaggistica Salva Casa Roma
1. Pensare che il catasto basti
La planimetria catastale non dimostra da sola la regolarità urbanistica. La variazione catastale a Roma ha finalità fiscali. La conformità si verifica sui titoli edilizi.
2. Confondere sanatoria edilizia e sanatoria paesaggistica
Sono due piani diversi. Un’opera può essere ediliziamente sanabile ma avere problemi paesaggistici. Oppure può sembrare paesaggisticamente poco impattante ma non rispettare la disciplina urbanistica.
3. Presentare la pratica senza accesso agli atti
Senza titoli edilizi non si può sapere quale sia lo stato legittimo dell’immobile. Presentare una sanatoria senza accesso agli atti è rischioso.
4. Considerare il Salva Casa un condono
Il Salva Casa non cancella gli abusi. Introduce strumenti di regolarizzazione per specifiche difformità, con condizioni precise.
5. Ignorare l’epoca di realizzazione
Sapere quando è stata realizzata l’opera può essere decisivo. La disciplina edilizia e paesaggistica può cambiare nel tempo.
6. Sottovalutare il vincolo
In area vincolata, anche opere apparentemente modeste possono avere rilevanza. Il problema non è solo “quanto è grande” l’intervento, ma anche dove si trova e che impatto produce.
Quando conviene fare prima un accesso agli atti
Quasi sempre.
L’accesso agli atti è il punto di partenza per capire se l’immobile è regolare, quali titoli sono stati rilasciati e quali difformità esistono davvero.
Serve soprattutto quando:
- devi vendere casa;
- devi comprare un immobile;
- devi fare una ristrutturazione;
- devi presentare una CILA o una SCIA;
- hai scoperto una difformità catastale;
- hai ricevuto una contestazione;
- l’immobile è in zona vincolata;
- vuoi capire se puoi sanare una veranda, una tettoia o una modifica esterna.
Senza accesso agli atti, il tecnico può solo fare ipotesi. Con gli atti, invece, può confrontare lo stato autorizzato con lo stato attuale e impostare la strategia corretta.
Tabella rapida: casi frequenti a Roma
| Caso | Possibile sanatoria? | Rischio in area vincolata |
|---|---|---|
| Tramezzi interni | Spesso valutabile | Basso, se non incide su parti vincolate |
| Finestra modificata | Dipende | Medio-alto, perché incide sul prospetto |
| Veranda chiusa | Dipende molto | Alto, se crea superficie o volume |
| Tettoia stabile | Dipende | Medio-alto, per materiali e impatto visivo |
| Cambio infissi esterni | Dipende | Medio, se altera colore/materiale/prospetto |
| Nuovo volume abusivo | Molto critico | Alto |
| Difformità solo catastale | Da verificare | Variabile |
Questa tabella non sostituisce una verifica tecnica. Serve però a capire una cosa: in area vincolata non esiste una risposta automatica.
Domande frequenti sulla sanatoria paesaggistica Salva Casa a Roma
Posso sanare una veranda abusiva in area vincolata a Roma?
Dipende dal caso. Una veranda può creare superficie o volume e modificare il prospetto. Se l’immobile è in area vincolata, serve verificare se l’intervento rientra nell’art. 36-bis e se può ottenere compatibilità paesaggistica.
Il Salva Casa vale anche per gli immobili vincolati?
Sì, ma non in modo automatico. Se l’intervento rientra nell’art. 36-bis, il Comune deve acquisire il parere vincolante dell’autorità competente alla gestione del vincolo.
Devo presentare la domanda direttamente alla Soprintendenza?
No. Nel Lazio la pratica deve essere presentata al SUE del Comune competente. Sarà poi il Comune, se necessario, a trasmettere la richiesta alla Regione per l’acquisizione del parere.
Quanto tempo serve per la sanatoria paesaggistica?
La Regione Lazio indica il termine di 90 giorni per il parere della Soprintendenza e il termine di 180 giorni per la pronuncia dell’autorità competente.
Se la Soprintendenza non risponde, si forma il silenzio-assenso?
La disciplina prevede il silenzio-assenso se i pareri non sono resi nei termini. Il Ministero della Cultura ha però chiarito che il parere della Soprintendenza resta vincolante e che il silenzio-assenso dovrebbe restare limitato a casi marginali e residuali.
Quanto costa una sanatoria paesaggistica a Roma?
Non esiste un costo unico. Bisogna considerare compenso tecnico, diritti, oblazione, eventuale sanzione paesaggistica, complessità della pratica e rischio di rigetto.
Una tettoia in zona vincolata si può sanare?
Dipende da dimensioni, struttura, materiali, visibilità, titolo edilizio originario, epoca di realizzazione e compatibilità con il vincolo. Serve una verifica tecnica.
Una finestra modificata richiede sanatoria paesaggistica?
Se modifica il prospetto e l’immobile è in area vincolata, può essere necessaria una valutazione paesaggistica. Il caso va verificato confrontando stato attuale, titoli edilizi e vincoli.
Il catasto conforme basta per vendere casa?
No. La conformità catastale non sostituisce la conformità urbanistica ed edilizia. Prima della vendita è opportuno verificare lo stato legittimo dell’immobile.
Conclusione
La sanatoria paesaggistica Salva Casa a Roma è una possibilità concreta solo per alcuni casi. Non è un condono. Non cancella automaticamente gli abusi. Non supera il vincolo paesaggistico senza valutazione.
Il nuovo art. 36-bis del DPR 380/2001 permette di esaminare alcune parziali difformità, variazioni essenziali e difformità da SCIA anche quando l’immobile ricade in area vincolata. Ma il procedimento richiede verifiche tecniche, documentazione corretta e parere paesaggistico quando necessario.
Per il proprietario, il percorso corretto è questo:
prima accesso agli atti, poi verifica dello stato legittimo, poi controllo dei vincoli, poi scelta della sanatoria corretta.
Saltare questi passaggi significa esporsi a errori, rigetti, sanzioni e possibili ordini di ripristino.
Se hai un immobile a Roma con una veranda, una tettoia, una modifica di prospetto o un’altra difformità in zona vincolata, non partire dalla domanda “quanto costa sanare?”. Parti dalla domanda giusta:
si può sanare davvero?
Solo una verifica tecnica completa può dare una risposta attendibile.
Scritto da: Luigi Cireddu
Geometra a Roma · Iscritto al Collegio dei Geometri di Roma n. 10447
Mi occupo di pratiche edilizie, catasto, urbanistica e sicurezza nei cantieri. Condivido guide operative e soluzioni pratiche per aiutare privati e professionisti a gestire le pratiche in modo chiaro e senza perdite di tempo.